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Curiosità

Il regno vegetale per l’alimentazione e la vita.

Il regno vegetale ha elaborato con le sue regole e leggi naturali, tutti i composti e sostanze naturali in se contenuti, piante, erbe, ecc. e nelle loro diverse parti, ma sopratutto per i loro frutti, e i semi, contenenti sostanze con principi nutrizionali e medicinali di fondamentale importanza che ci hanno permesso di sfamarci, curarci e per molteplici altre attività.

Le piante sono delle creature vive, al pari delle creature del mondo animali, anche l’oro nascono, respirano, si nutrono, creano anche delle scorie con i composti di scarto del loro metabolismo, crescono fino a divenire adulte, così da potersi riprodurre, poi dopo un anno o due, o dopo tanti anni e in molti casi anche secoli, possono anche morire, dopo aver concluso il loro ciclo riproduttivo, oppure per motivi naturali, ambientali, per malattie, lasciando spazio alle nuove generazioni.alberi051020121114

Tutto questo varia da specie a specie, stiamo parlando delle piante così dette, superiori di più alto interesse alimentare e agricolo, con tantissime specie e varietà, ornamentali comprese.

La vita stessa degli animali e degli uomini, non sarebbero possibili senza l’ausilio del regno vegetale per l’alimentazione, in tutte le sue molteplici forme e attività.

Nei luoghi o territori estremi, dove la vita è proibitiva per qualsiasi specie vegetale, lo sarà ancor di più per la vita animale e umana, che direttamente o indirettamente ne sono dipendenti.

Senza la fotosintesi clorofilliana la vita animale non sarebbe possibile, in quanto il regno vegetale è un laboratorio chimico a cielo aperto, specializzato per costruirsi la propria chimica, elaborando tutte quelle sostanze atte alla propria sopra vivenza.

Mediante la fotosintesi trasforma sostanze inorganiche semplici in organiche, mettendole, generosamente a disposizione del mondo animale, le quali sostanze, il mondo animale (creature viventi) da soli ne potrebbero utilizzare solo in piccolissime quantità, essendo sostanze inorganiche.

Il regno vegetale fin dai tempi dei tempi ha dato i suoi frutti generosamente, i frutti servono alle piante per riprodursi.

L’uomo primitivo ha imparato sperimentando a proprie spese, quali fossero le specie commestibili e quali invece fossero velenose o semplicemente con cattivo gusto.

Tutte queste esperienze sono state tramandate da padre in figlio, acquisendo così sempre nuove nozioni, non solo nel campo alimentare ma anche in quello curativo, con la scoperta della scrittura si è cominciato ad annotarle, descrivendole minuziosamente e nello stesso tempo si è cominciato a coltivarne alcune specie, utili alla sopravvivenza dell’uomo e dei suoi animali domestici, dandole anche dei nomi.

Come per molte altre scienze, la classificazione e la descrizione esatta, secondo una logica moderna, è avvenuta negli ultimi secoli.

tramonto di montefferrante
tramonto di montefferrante

Oggi noi, non solo abbiamo un’esatta classificazione con nomi scientifici, ma di molte famiglie, specie e varietà conosciamo il contenuto di quasi tutte le sostanze che contengono, in questo modo possiamo usarle con sicurezza, nell’alimentazione, in campo medico e farmaceutico, si può dire che la maggior parte delle medicine che sono in commercio sono ricavate dai vegetali, o derivano da sostanze isolate dalle numerose sostanze in esse contenute, bisogna però distinguere l’estratto

della pianta in cui ci sono tutti i componenti e gli umori della pianta che è un essere vivente, che ha lo stesso ciclo vitale degli uomini e degli animali, il sole nasce e tramonta in uguale tempo per tutti, quindi questi principi attivi naturali sono diversi, anche l’effetto curativo può avere un impatto più benefico sull’organismo, essendo un essere vivente, rispetto a quelli isolati o di sintesi.

Del regno vegetale molte famiglie, specie e varietà sono particolarmente importanti nel campo dell’alimentazione umana, e degli animali, inoltre sono importanti per la loro cura, in più sono usate per importantissime trasformazioni industriali.

Molte di queste nozioni nel corso dei secoli, sono state acquisite anche per l’acume curiosità ed intelligenza di poche persone, che seppero osservare il comportamento degli animali selvatici e domestici, che per istinto naturale sapevano evitare i vegetali velenosi, usando invece quelli esemplari che avevano le proprietà curative, atti ad alleviare i problemi di salute che via via potevano presentarsi.

Forse anche l’uomo aveva un tempo un fiuto e un istinto molto più sviluppato, che col passare del tempo è andato sempre più affievolendosi.

Le erbe e le piante, sia coltivate sia spontanee ci forniscono direttamente e indirettamente tutti gli elementi a noi utili, come gli zuccheri della frutta, gli amidi dei cereali, le vitamine, gli oli, le proteine, i fermenti, e molti altri composti.

Indirettamente tramite il mondo animale ci fornisce, le carni, le uova, il latte e i suo derivati(formaggi ecc.) e ancora altri derivati del mondo animale( pelle, ecc.), gli animali stessi grandi utilizzatori e trasformatori di sostanze vegetali.

Le piante e le erbe alimentari e officinali, coltivate e spontanee, conosciute, annotate e studiate fin da epoche remote da studiosi e appassionati, che fecero in modo che le loro conoscenze, le loro intuizioni, fossero annotate per poi poterle riconoscere con sicurezza da tutti, per usarle con competenza e tramandarle poi alle nuove generazioni.

Macchia mediterranea
Macchia mediterranea

Da queste annotazioni e scoperte varie, tramandate oralmente e per i popoli che possedevano già la scrittura, scritte, in questo modo è nata la botanica.

In epoca moderna il regno vegetale è stato studiato e regolato così da non poter confondere un esemplare con un altro o un nome con un altro.

La medicina di oggi ha fatto passi da gigante, così da poter alleviare noi tutti da molte sofferenze, con la moderna chirurgia e le altre specialità ospedaliere, garantendoci così una buona qualità di vita, permettendoci anche di vivere più a lungo.

Di pari passo gli stabilimenti farmaceutici moderni, producono medicine di ogni tipo, con tanti derivati direttamente da piante e erbe, altre prodotte per per sintesi.

Tutti questi prodotti curativi, sono facili da conservare, da trasportare in varie parti del mondo, di facile commercio e consumo.

Che dire evviva il regno vegetele per l’alimentazione e per tutto il resto…

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La Luna

L’influenza della luna

sull’agricoltura e le altre attività umane.

Il mondo contadino tra mito e realtà, ci ha tramandato delle tradizioni fino ai giorni nostri tutta una serie di attività, che si devono svolgere secondo le fasi lunari.

La Luna
La Luna

Una regola generale è: che tutto ciò che deve crescere e svilupparsi va fatto a luna crescente.

Tutto quello che deve arrestarsi per fine ciclo e morire, si deve fare a luna calate.

Quindi la semina, raccolto, lavorazione del vino in tutte le sue componenti, la cova delle uova, potare gli alberi, sapere il sesso dei nascituri, il ciclo della donna, che abbia o no possibilità di rimanere incinta e quanto tempo passa, per il parto, ecc.

Di sicuro si sa che la luna esercita una forte attrazione sulle acque terrestri, producendo le maree.

Scientificamente in agricoltura non ha avuto dei riscontri evidenti, però ognuno di noi è libero di crederci o non crederci, le grandi aziende agricole non ne tengono conto, non potrebbe essere altrimenti, anche per una questione di tempo ed organizzazione.

Fanno i lavori che man mano si presentano senza tener conto delle fasi lunari, ottenendo sempre risultati apprezzabili.

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Curiosità

Le piante, la cucina e i rimedi curativi

In questo articolo andremo a presentare alcune piante tipiche meditarrenee, tranne una che è stata importata. Alcune sono di uso comune nella cucina mediterranea, altre sono frutti ed infine ci sono quelle usate come curative. Cominciamo da quella importata.

Eucalipto, Eucalyptus globulus.

Pianta eucalipto
Pianta eucalipto

Della famiglia Myrtacee, questo albero importato dall’Australia, è un vero colosso se paragonato agli alberi della macchia mediterranea.
Ha una crescita prodigiosa, le sue foglie e i fiori sono ricchi di eucaliptolo, un medicamento adoperato nella cura delle affezioni delle vie respiratorie.

Lavanda, Lavandula officinalis chaix, Lavandula spica L.

Della famiglia Labiate, spontanea e coltivata, si usano i fiori raccolti alla fioritura, hanno un odore aromatico, gradevole, il suo olio essenziale viene adoperato in profumeria e nella medicina popolare.

Corbezzolo, Oioni, Ciliegio marino, Arbutus unedo

Corbezzoli
Corbezzoli

La pianta del corbezzolo della falimiglia ericaceae, abbellisce il paesaggio d’inverno, avendo contemporaneamente i fiori, i frutti che matureranno l’anno dopo e i frutti già maturi.Elicriso italico, Elichrysum italicum.
Della famiglia Composite, a fine primavera e in estate, basta un po’ di vento per espandere il suo profumo balsamico e benefico nel territorio dove è presente.

 

Aglio, Allu, Allium. Allium sativum. L.

Aglio
Aglio

Della famiglia iliace, straordinario aromatizzante in cucina, inoltre ha tante di quelle qualità e proprietà, che delle sue virtù se ne potrebbe parlare per giorni.

 

 

 

Zafferano, Crocus sativus

Fiore di zafferano, si usano solo gli steli rossi
Fiore di zafferano, si usano solo gli steli rossi

Della famiglia Liliacee. E’ impiegato soprattutto come condimento in cucina, ha un odore caratteristico, un sapore amaro, aromatico, tinge di un straordinario colore giallo oro, usato una volta per dipingere importanti quadri.

La droga è costituita dagli stimmi seccati di un colore rosso bruno.
La pianta intera è velenosa, anche gli

stimmi ad alta dose è veleno, stiamo parlando dell’ordini di 1 gramo.

Cedrina, Maria Luisa, Aloysia triphylla.

Della famiglia Verbenacee, le foglie di questo arbusto a contatto con le mani, propagano nell’aria un gradevole profumo.

Cedrina
Cedrina

Si possono preparare delle tisane con le foglie di Cedrina, ma anche profumi, liquori casalinghi, sciroppi.
Al mio paese si preparava uno sciroppo così composto, si tagliavano a fettine 5 mele cotogne e si facevano cuocere con 1 L. di vino bianco, l’aggiunta di 150 g di zucchero e 10 foglie di cedrina, si faceva ridurre alla metà, si filtrava, si dava da bere un paio di cucchiai, ogni qualvolta serviva a calmare la tosse.

Ulivo, Olea europaea.

Ulivo
Ulivo

Della famiglia Oleacee, un ramo di ulivo è segno di pace, già basterebbe questo per cantarne le lodi. I suoi frutti, si prestano ad essere conciati in varie maniere, comunque sempre gustosi e saporiti, dalla loro spremitura si ottiene un olio straordinario, adatto a condire sia a freddo sia in cottura.
La cucina mediterranea in esso si identifica e non potrebbe farne a meno.

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Curiosità

Il Bambù o le canne? Le canne e il bambù!!!

Il Bambù o le canne? proverò a rispondere. Alcuni anni fa sono stato in Giappone e ho notato che usano mangiare i germogli di bambù, dopo averli assaggiati devo dire che sono squisiti. In più contengono molte sostanze benefiche per la salute.

Foresta di Bamboo
Foresta di Bamboo

Ho anche notato che molti utensili sono di questo materiale naturale, dalle bacchette usate per prendere il cibo, alle stuoie, tappetini, vassoi e manici di coltelli.

Nella cucina di una università di Osaka dove eravamo ospiti, ho potuto osservare che gli oggetti in bambù erano innumerevoli, dai vassoi bucati dove venivano sistemate le polpettine di riso cotte al vapore, setacci con fori di diverse grandezza per la cottura a vapore.

In realta si producono anche mobili, letti, e altri  oggetti per la casa.

Ponteggi e sostegni di ogni tipo e dimensione, recinzioni di aiuole nei giardini pubblici e privati. Il bambù appartiene alla famiglia più importante per l’alimentazione mondiale delle persone e degli animali, le Graminacee, che comprende moltissime specie di piante.

Ho pensato che da noi questo importane materiale naturale manca, da noi oramai è tutto di plastica, un materiale naturale sarebbe più idoneo anche tenendo conto dello smaltimento dei rifiuti, che prima o poi si dovrà affrontare.

Poi a pensarci bene mi sono ricordato che al mio paese, da bambini, per giocare si adoperava la canna, che anche se non possiede la stessa resistenza, robustezza e dimensione, nel passato del mondo contadino è stato un materiale importantissimo. Anche le maltrattate canne nostrane un tempo venivano adoperate, è ancora oggi possono essere adoperate per tantissimi usi, non costa niente se non la fatica di andarle a tagliare.

Al mio paese in sardegna con la canna intrecciata si facevano le mensole per far asciugare e stagionare il formaggio o le ricotte salate. Si usavano canne robuste, sospese al soffitto in cucina per appendere e far asciugare le salsicce e altre parti del maiale quelle più leggere, poi con i rametti di mirto si separavano i vari pezzi appesi, per impedire che facessero troppa umidità.

Anche le launeddas, forse il più antico strumento musicale polifonico di questo genere, in Europa viene prodotto con le canne.

Con i fiori della canna fatti essiccare si facevano spazzole e piumini per spolverare.

Le canne hanno molti usi comuni e modi di dire, sostegni per le piante negli orti e nelle vigne, spaccata a croce con un sasso legato in mezzo, serve per raccogliere i fichi, detti anche fioroni e anche per la raccolta dei fichi d’india (in sardo si chiama, sa cannuga). Le canne hanno ispirato artisti e modi di dire, come il nome dato al romanzo del premio nobel Grazia De Ledda (canne al vento) o i molti modi di dire tipo povero in canna o trema come una canna,  di queste frasi volendo se ne possono trovare a decine. Ci sono poi le costruzioni dei sotto tetti delle case rurali, dove le canne venivano legate alle travi di legno con vari sistemi, anche col fil di ferro e sopra le canne intrecciate venivano sistemate le tegole, in questo modo fungendo da camera d’aria, si comportava da buon isolante termico.

**Le canne possono essere una risorsa molto importante anche dal punto di vista energetico, essendo possibile adoperarle per la produzione di alcool industriale. Sono facili da coltivare, non hanno bisogno di trattamenti, forse solo di concimi, in quantità e qualità da stabilire per farle produrre di più, si possono sfruttare quei terreni non adatti per altre coltivazioni di pregio.

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Il Giappone e la cucina Giapponese

Curiosità il Giappone

La maggior parte delle persone ha conoscenza del Giappone solo per i loro prodotti, che ci hanno invaso a partire dagli anni 50 del secolo scorso con prodotti elettrici o elettronici ad esempio le radioline a transistor e tanti altri prodotti a basso costo.

Ora producono oggetti di alta tecnologia, così ci producono auto auto, macchine fotografiche e altre le apparecchiature elettroniche di vario genere, novità sempre all’avanguardia a livello mondiale.

Tutto questo ha portato al popolo Giapponese un benessere eccezionale.

In passato i giapponesi venivano accostati ai cinesi, forse per la  somiglianza fisica,  degli occhi in particolare in parte anche per la scrittura, che è di derivazione cinese, per il resto hanno molto poco in comune.

Io ad Osaka
Io ad Osaka

La scrittura giapponese è alquanto complicata, i giapponesi come tanti altri popoli, in passato non possedevano una scrittura, solo pochi popoli ne hanno inventata una, tutti gli altri l’hanno dovuta prendere in prestito.
Così anche i giapponesi, ne hanno presa una in prestito, hanno adottato la scrittura dalla vicina, colta e antica Cina. I cinesi possedevano una scrittura formata da ideogrammi ad ognuno di questi segni corrispondeva un significato.
Ad esempio il segno che rappresentava un uomo, si leggeva e significava uomo in tutte le lingue e i dialetti parlati nell’antica Cina. Data la vastità del paese che noi chiamiamo Cina, in esso si parlano tante lingue locali, con la scrittura ideografica erano e sono in grado di leggere e capire tutti, anche se le scritte sono prodotte da persone che parlano lingue diverse.

Riso cotto
Riso cotto

Succede così che di molti ideogrammi ci sono diverse pronunce e anche significati diversi.

Uno scolaro giapponese che inizia la scuola elementare, deve imparare e conoscere oltre che gli ideogrammi, detti kanji, anche i sistemi di scrittura sillabica, usati dai Giapponesi per le trascrizioni dei vari termini usati nella loro lingua.

I Kanji gli verranno insegnati un po per volta, perché il loro numero è enorme,. Solo per poter leggere il giornale se ne devono conoscere circa 2000, uno studioso giapponese non sempre li sa leggere tutti a memoria.

Avocado ne Tonno
Avocado e Tonno

Il sistema dei kanji mette in relazione il simbolo con la parola, quindi è più diretto, anche se più complesso visto che esiste un simbolo per ogni parola. Come già detto usano sistemi fonetici l’hiragana e il katakana, per la trascrizione dei kanjii ed adoperano anche l’alfabeto Romano detto (Romanji) per la trascrizione delle parole occidentali.

I due tipi di scrittura sillabica vengono usati per rendere i 50 suoni della lingua giapponese, sono di 46 segni ciascuna, che i giapponesi hanno ricavato modificando i kanji, il primo serve per unire gli ideogrammi (kanji) e completarli nelle varie pronunce, adattate alla lingua giapponese.

lavorazione dei filetti di pesce crudo
Lavorazione dei filetti di pesce crudo

Il katakana svolge le stesse funzioni dell’hiragana, ma si usa solo per trascrivere i nomi, i cognomi, di oggetti e cose nelle altre lingue straniere, in special modo quelli di origine americana, ma non che derivino dalla  lingua cinese.

Per ultimo c’è il romanji, che è l’alfabeto romano, usato per trascrivere in giapponese le parole delle varie lingue occidentali.

Anche per i numeri i Giapponesi usano sia quelli di origine cinese e sia quelli arabi, ma anche quelli originali giapponesi (fino al 10) che sono:

Giapponese  Cinese
1 hitotsu   1 ichi
2 futatsu   2 ni
3 mitsu     3 san
4 yottsu    4 yon o shi
5 itsutsu   5 go
6 muttsuz   6 roku
7 nanatsu   7 schichi o nana
8 yattsu    8 hachi
9 kokonotsu 9 ku o kyu
10 to       10 ju

Altri numeri

  • 100 – hyaku
  • 1.000 – sen
  • 10.000 – man

con questi numeri di base se ne puo comporre qualunque altro per esempio:

 11   => ju ichi oppure 
 5000 => go => 5 esen => 1000.

I numeri di origine cinese sono costruiti come i numeri romani.

Geograficamente il Giappone è formato da quattro isole maggiori e da tantissime isolette che si estendono da nord a sud, quindi possedendo anche i relativi climi.
Ad esempio la zona di Roma possiede più o meno lo stesso clima della zona di Osaka. La popolazione è di circa 120.000.000 di abitanti.

Nel passato ha subito l’influsso della cultura cinese. In seguito ha saputo aprirsi alla cultura occidentale, sapendola apprendere molto rapidamente, imparando tutto mettendosi così al passo e in alcuni casi superando, le culture di cui ha subito l’influenza.

Tutto questo il Giappone lo ha fatto, sapendo tuttavia tener vivo e conservando il ricordo del suo passato, usandolo come base, per potersi proiettare nel futuro, mettendosi così all’avanguardia a livello mondiale in tutti i campi.

Sushi al salmone
Sushi al salmone

La curiosità spontanea di tutti noi occidentali è: <<Che mentalità ha questo popolo? Come vive? >>

La cucina Giapponese

Nell’arte culinaria di questo popolo si intuisce il suo passato, la sua semplicità, il rispetto delle regole, dell’igiene, del modo di presentare i cibi, della disposizione dei fiori, della scelta degli ingredienti, del modo di usarli freschi e di saperli sapientemente conservare, la loro genuinità, la bontà del loro riso, la freschezza dei pesci adoperati ecc.

Centro tavola
Centro tavola

Il riso in Giappone è molto importante, è la base di partenza dei pasti, con i tanti usi e derivazioni che se ne fa, come da noi è il grano e i suoi derivati. Il riso cotto a vapore viene accompagnato da molti prodotti del mare, molti dei quali vengono usati e consumati crudi, accompagnati anche da altri ingredienti, come verdure, legumi, principalmente la soia e i suoi derivati e alcune varietà di fagioli.

Dal riso, dopo vari procedimenti, fermentazioni e relative lavorazioni,  si ricava una bevanda, il saké o vino di riso ed il mirin nella versione liquorosa e dolce, usato anche per marinare e rendere più delicate certe pietanze a base di pesce crudo. I condimenti più usati sono l’aceto di riso il pepe locale sansho, il rafano verde molto piccante wasabi, lo zenzero shoga, la salsa di soia koikuchi shoyu con aroma forte, usukuchi shoyu soia con aroma leggero, tamari shoyu soia forte densa e nera, usata per piatti cotti alla griglia.

Un altro condimento molto importante è il miso, anche esso un derivato dalla lavorazione della soia, quasi un formaggio molle, ne esistono di tante qualità e varietà, consistenza e colore, di diverse derivazioni, riso, frumento, con l’ausilio di diversi ceppi di lieviti selezionati e con l’aggiunta di sale. Molto usate sono anche le alghe, piante marine, utilizzate per molti usi: come concime, foraggi, sono molto importanti nell’alimentazione, contengono sodio, potassio iodico, bromo, e altre diverse sostanze benefiche e nutrizionali. Nell’alimentazione umana, quelle usate maggiormente in Giappone sono wakame, hiziki, kombu, arame, nori, kante, dulse. Si usano per il confezionamento di tanti piatti e pietanze tradizionali insieme ai legumi, cereali, funghi, nelle minestre di verdure.

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Le mie piante preferite

Il Mirto

Non ho dubbi, al primo posto c’è sicuramente la pianta del Mirto.

Il suo profumo mi ha sempre attratto, insieme alla sua bellezza, specie nel periodo in cui è in fiore.

Al mio paese, quando ero piccolo, ricordo quanto ammiravo questo piccolo alberello, per la sua resistenza e la sua forza, perché anche quando lo tagliavamo quasi del tutto, bastava un anno per divenire più rigoglioso di prima, questo succedeva anche quando scoppiavano gli incendi, cosa che accadeva abbastanza di frequente.

Un altro motivo sicuramente meno romantico e che è stato la fonte dei miei primi guadagni.

I rami e le foglie del Mirto venivano adoperati tutto l’anno, servivano per aromatizzare gli arrosti, in particolar modo la carne di maiale.

Nel periodo in cui le bacche maturavano ci mandavano a raccoglierle, pagandocele in base alla quantità e qualità raccolte visto che servivano anche per la preparazione del liquore di mirto.

Bacche di Mirto
Bacche di Mirto

Il Mirto usato fin dall’antichità, è simbolo di gloria, divino e amore, usato in medicina popolare, aromaterapia, fitocosmesi per liquori, pozioni, profumi e cucina.

Amato sia dai greci che dai romani, consacrato alla divinità dell’amore, Venere, questo arbusto per la sua bellezza e il profumo che emana, veniva offerto agli atleti vincitori di gare e anche ai poeti, i sui fiori bianchi profumati essendo simbolo di purezza e bellezza venivano usati per confezionare i mazzolini di fiori per le spose e come porta fortuna.

Il Mirto è diffuso in molte aree del mediterraneo, originario dell’Africa o dell’Asia. Bisogna notare tuttavia che anche nel continente Australiano si trovano il gran numero piante appartenenti alla famiglia delle Mirtacae.

Il Myrtus communis L. è l’unico arbusto spontaneo di questa famiglia (le Mirtaceae) che si trova in Europa, tuttavia, a me piace pensare, che la sua vera patria sia la Sardegna, perché con quest’isola ha un legame molto speciale. Fortemente in essa si identifica, possiede la sua stessa bellezza, stessa sincerità e grande forza nelle sue profonde radici, il Mirto ha l’orgoglio di appartenere a questa terra arida e scura, di una selvaggia e sincera bellezza, tanto da poterne essere la sua bandiera, entrambi lottano da sempre col vento e col fuoco.

Molto spesso il forte vento di maestrale, riesce a piegare questa piantina , facendole assumere delle posizioni buffe, lo stesso vento poi alimenta gli incendi, che porterà a bruciarla quasi completamente, non riuscendo mai a distruggerla, essendo ben radicata e ancorata al suolo, perché possiede antiche e profonde radici.

Identificazione e habitat.

Questo arbusto è un’importante componente della flora mediterranea, impregnando meravigliosamente l’aria col suo profumo, dalle vicine coste marine fino ad arrampicarsi sulle colline per abbellire il paesaggio coi suoi colori fino a 600 metri s. l. m. Questo arbusto è di facile identificazione.

L’arbusto del mirto normalmente può raggiungere l’altezza di 2-3 metri, ma in condizioni ideali, può raggiungere anche i 6 metri.

Il suo fusto è cespuglioso e molto ramificato, le foglie sono coriacee e lucenti, opposte 2 a 2 raramente a 3, lanceolate, di un bel verde scuro, sono provviste di glandole che contengono un olio essenziale dal profumo intenso, si possono vedere guardando le foglie in controluce, i fiori sono bianchi, bellissimi, peduncolati e solitari, sono saldati all’ascella delle foglie; questi fiori hanno 5 petali ed altrettanti sepali, gli stami sono numerosi e lunghi, stilo sporgente e ovario infero, il suo odore è aromatico e pepato, ha un sapore aspro, dolce e resinoso.

Dai fiore che diventeranno frutti, più precisamente bacche o coccole di mirto, che da verde diventeranno blu nerastre quando raggiungono la maturità. È una pianta che si presta bene ad essere potata in varie forme per giardino o recinzioni. Esiste una varietà “alba” con le bacche che da verde a maturità diventano bianche.

Come si coltiva

In estate si prelevano le talee e si fanno attecchire in vaso, per poi trapiantarle a dimora in primavera.

Oppure per seme, tenendo presente che ha un tempo di germinazione abbastanza breve e in più ci vogliono almeno quattro anni prima che entri in produzione.

Cucina e liquori

Il liquore del mirto ha una ricetta molto semplice.

Preparazione del liquore di Mirto
Preparazione del liquore di Mirto

 

Ingredienti:

  • alcool
  • acqua
  • zucchero e/o miele
  • bacche mature

Le bacche o coccole di mirto, hanno semi reniformi duri che danno un olio grasso.

Dalla polpa delle bacche che hanno raggiunto la completa maturità si può ricavare un mosto che contiene circa 12% di zuccheri, dalla fermentazione del mosto si può ricavare un alcole di buon gusto, di odore e sapore eccellente.

In Corsica si produce un liquore stomachico chiamato myrtei, ottenuto attraverso la macerazione delle bacche in alcool, il ricavato è distillato e si aggiunge acqua zucchero e limone, si filtra il tutto e si imbottiglia.

Infuso o tisana di bacche di Mirto

  • Acqua bollente
  • Mirto bacche
  • Zucchero o miele

Le bacche Si fanno bollire in acqua coperte per 5 minuti, si lasciano in infusione per 15 minuti, si filtra e si dolcifica.

Infuso di foglie o tè di Mirto.

Lasciare 25 g di foglie di mirto in un litro di acqua bollente per 20 minuti, filtrare, dolcificare con zucchero o miele, se se ne bevono due tazze al giorno, può aiutare a chi soffre di emorroidi.

In cucina le foglie di Mirto vengono utilizzate per la preparazione della cacciagione per la conservazione della carne del maiale. Le foglie bruciate servono per la fumigazione degli insaccati. Con i rami e foglie di mirto si possono aromatizzare la selvaggina di varie specie, tipo:

  • pillonis de taccula = (piccoli volatili)
  • porceddu = (maialino)
  • angioi = (agnello)
  • sriponi = (cinghiale)

Le foglie se vengono raccolte in estate, hanno più principi attivi.

I fiori vengono raccolti in primavera per estrarre l’essenza.

Per alleviare la tosse si può preparare uno sciroppo con foglie di mirto acqua e zucchero.

  •  70 g di foglie secche
  • 1 litro di acqua
  • 1 kg di zucchero

Lasciare a bagno le foglie per 6 ore coperte con un litro di acqua bollente, filtrare e far sciogliere lo zucchero a caldo, conservare in luogo fresco, un cucchiaio al bisogno.

Ricordiamo che è opportuno informare il prorpio medico prima di assumere derivati vegetali visto che possono anche interagire con i farmaci di sintesi dando reazioni insolite.

Profumi

Con la distillazione delle foglie di mirto, per corrente di vapore si ottiene un olio essenziale di colore chiaro, giallo, aranciato, l’odore aromatico di questa essenza è indefinibile, è solubile in 10 volumi di alcool ad 80°C.

Alcuni decenni fa, veniva prodotta “l’acqua degli angeli” che godeva di un certo prestigio; era semplicemente acqua distillata di foglie e fiori di mirto.

L’olio essenziale di mirto, contiene: mirtenolo, cineolo, geraniolo, linaiolo, canfene ed altre sostanze.

Grado di tossicità: atossico, non irrita e non causa sensibilizzazione.

L’olio essenziale di mirto è un liquido chiaro, giallo o aranciato, con profumo limpido e fresco, canforato, dolce, che ricorda quello dell’eucalipto.

Si armonizza bene in miscela con bergamotto, lavandino, lavanda, rosmarino, salvia sclarea, issopo, bay foglie, limetta, zenzero, chiodi di garofano, ed altri oli speziati.

Scheda descrittiva

  • Divisione: angiospermae
  • Ordine: myrtales
  • Classe: dicotyledones
  • Famiglia: mirtaceae
  • Nome Scientifico Mirtus communis L.
  • Nome Comune: mirto, murta

Spontaneo, selvatico

Droga: bacche, foglie, fiori.

Tempo balsamico: bacche o coccole, novembre / gennaio.

Foglie: Tutto l’anno, in estate è il miglior tempo balsamico.

Fiori: in primavera.

Principi attivi: tannino, olio essenziale, resina, acido citrico e malico, vitamina C

Azione farmaceutica: antisettico, astringente, uso esterno, uso interno

Impiego: alito, bagni, bronchite, raffreddore, e altro, secondo consiglio del medico.

Modo d’uso: decotti, olii, pomate, tisane, vino, liquori, elisir.

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Il sale e il suo uso in cucina

Il Sale usato in cucina.

Il Sale da cucina è composto al 99,9% da cloruro di sodio, vieni trattato e raffinato con un processo industriale,  perdendo così, quasi tutti gli oligo-elementi e le altre sostanze presenti invece nel sale marino Integrale.

peperoncino
peperoncino

Tutti gli alimenti contengono naturalmente una certa quantità di sale, più che sufficente al fabbisogno umano, quindi non sarebbe necessario aggiungere altro sale.

Il nostro gusto è stato alterato da cibi preparati per essere conservati a lungo, che necessitano per la conversazione di una certa quantità di sale, in media del 2,5-2,8 %, come salami e insaccati vari, prosciutti, guanciali ecc.

La stessa cosa succede ai derivati del latte, come i formaggi, che per essere conservati subiscono un processo di salatura e/o immersione in salamoia.

La stessa cosa avviene per la conservazione dei pesci, come acciughe e baccalà e così via.

Per la concia delle olive e dei capperi vengono preparate delle salamoie, di base acqua e sale, viene aggiunto per insaporire, tante salse a base di senape, pomodori, ketchup, peperoni e peperoncini piccanti, estratti di carni e dadi vegetali.

Anche i derivati da cereali e i molti prodotti da forno, come i cracker e le fette biscottate, il pane stesso, hanno una percentuale di sale che può variare dal 1% al 1,5%.

Anche nei dolci oltre allo zucchero o ad altri dolcificanti, si aggiunge sempre un pizzico di sale.

Tutti questi cibi sono straordinari e di nostro gusto, ma per non eccedere di questo antico conservante che è il sale si dovrebbe variare il più possibile le varietà dei cibi consumati, mettendo al primo posto le verdure.

Sarebbe meglio mangiare di tutto, ma in piccole quantità. Nei condimenti, per diminuire il quantitativo di sale, ci si può aiutare col limone, con l’agresto e le tante varietà di aceti, balsamici, normali, bianchi e neri, aromatizzati e non.

Si può anche aromatizzare il sale per condire, con aromi e spezie, mettendo in volume tanto sale e altrettanto erbe o spezie, come sale e origano, sale e basilico, ottimi per condire i pomodori; un ottimo trucchetto, così quando si mette un pizzico di sale, in realtà se ne mette solo la metà.

Il sale si può aromatizzare in tanti modi a seconda dei propri gusti personali. Si possono confezionare sali al peperoncino, il quale può essere miscelato con peperone dolce per ridurne la piccantezza.

Sono molto buoni  i sali confezionati con  le labiate, come il rosmarino, la salvia, la santoreggia, il basilico, il timo, la maggiorana, la lavanda, l’origano, sia separati sia miscelati insieme.

Anche le ombrellifere hanno le loro specie importanti  a tale scopo, con tante varietà, come il coriandolo, il comino, il finocchio, il prezzemolo, il cerfoglio ecc.

Piante odorose e di spezie
Piante odorose e di spezie

Si possono confezionare anche dei sali misti, pronti per  condire carni o pesci, alla griglia o al forno, piccanti e non, con l’aggiunta di aglio, cipolla, porro, qualche foglia di lauro,  foglie di mirto ecc.

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Curiosità

Orologio floreale

Orologio floreale

Fiore Bianco
Fiore Bianco

All’inizio del diciottesimo secolo il grande naturalista svedese  Carl von Linnè (1707-1778), inseguito diventato Carl Nisson Linnaeus, conosciuto più semplicemente come Linneo, nei suoi innumerevoli studi, si accorse che numerosi fiori aprivano le loro corolle in precise ore del giorno e della notte.

Papavero
Papavero

Le varietà dei fiori esistenti era così vasta e numerosa da coprire tutto l’arco delle 24 ore. Ipotizzò così un orologio floreale, fece delle accurate ricerche e nel 1735 presentò il suo primo orologio floreale.

Fiore giallo
Fiore giallo

In Italia il primo orologio floreale è stato realizzato a Bacoli (Napoli). L’orologio è stato inaugurato nel 2003 e occupa un’area di 30 metri quadri ad opera di una appassionata imprenditrice locale.

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Curiosità Erbe e Spezie

Alberi presi a simbolo

Alberi presi a simbolo

Alberi presi a simbolo
Alberi presi a simbolo

Fin dai primi passi dell’uomo, gli alberi hanno sempre rapresentato e assolto il bisogno dell’uomo nella ricerca di qualcosa di spirituale, di soprannaturale e magico, tanto da prenderli a simboli e per stemmi.

Ci sono delle piante piccole e piante grandi o anche solamente erbacee, coltivate o selvatiche, o parti di loro, come i fiori che hanno rappresentato simbolicamente dei santi, (es. il giglio di S. Antonio) stemmi di casate importanti e potenti, o che addirittura ne prendono il nome, es. i (Malaspina), il ramo spinoso del pruno selvatico, appunto malaspina, un ramoscello di pruno selvatico è presente anche nel loro stemma araldico.

Albero di olivo
Albero di olivo

Le piante hanno rappresentato questo e molte altre cose ancora, divine e non.

Ci sono i sette cereali coltivati, che hanno dato e continuano a dare, semi grandi e abbondanti raccolti.

Il 7 è un numero magico, o che comunque ricorre spesso nei racconti storici e mitologici dell’umanità.

Ci sono altre piante o parti di loro che possono in qualche modo assomigliare a parti del corpo umano o il loro organi interni, tanto che si credeva che i principi attivi in loro contenuti potessero essere in grado di curare quella parte del corpo umano che a essi assomigliavano, in caso di malattia.

Erano dette, dottrine delle segnature.

Ci sono specie di alberi che ci danno le cortecce, alcune profumate, aromatiche, altre che hanno un contenuto amaro, cioè sono amaricanti, altri ancora usati per scopi diversi come il sughero, un eccellente isolante naturale, resistente al fuoco. ecc..

Alberi  che possiedono  legni pregiati, usati per costruire le mobili di lusso per le abitazioni oper altri usi, altri che  possiedono legni resistenti per le costruzioni edili, legni da ardere per forni e camini, legni profumati, altri che contengono grassi, olii essenziali, es. Sandalo-

Tutti i popoli antichi della terra hanno visto negli alberi le cose più utili e importanti, sia per la propria sopra vivenza materiale e sia per quella spirituale, dandoli importanti doti magiche e mitologiche.

Gli alberi fanno parte della nostra vita quotidiana, tanto da essere stati rappresentati nei modi più svariati, nei disegni, riprodotti nella pittura, nella fotografia, raccontati oralmente per tante generazioni, negli scritti storici, nei romanzi, film, TV, ecc .

La stessa Bibbia ne parla, la stessa cosa succede in molte altre religioni.

L’albero è la vita, riesce a riunire tutte le cose che facciamo sia  quotidianamente, sia nelle molte ricorrenze  civili e religiose, es .l’albero di Natale, l’albero genealogico, l’albero di Cuccagna, pianta stradale, ecc.

Ci sono piante carnivore e insettivore.

  • Piante: che emanano odore fetido o sgradevole.
  • Piante: esplosive. che a maturità, lanciano i semi lontano.
  • Piante: sensibili. al calore del sole o alla luce del sole eliotropismo, es. il girasole.
  • Piante: sensitive es. Mimosa Pudica.
  • P.  Albero del latte. Brosimum utile -fam. Moraceae
  • P. Albero. Ventaglio. Il Gingko biloba, è una pianta che viene da molto lontano nel tempo, può sopravvivere da – 20°C a + 40°C,
  • P. Albero dei rosari (Melia Azedarach L. ) fam. meliaceae (India) i semi bucati sono adoperati per fare collane e rosari.
  • P. Albero. Dei meloni. ( Carica papaya L.) fam. Caricaceae -America trop.)
  • P. Albero. Del sego – (Sapium sebiferum Roxbourg) fam. Euphorbiaceae- Reg. tropicali (Cina- Indocina ecc. la parte esterna dei semi che è oleosa contiene una sostanza grassa usata per fare le candele e olio per lumi.
  • P. Albero. del sapone. (Sapiendo) Sapindus mukorossi -famiglia Sapiendaceae.
  • P. Albero. Di giuda. (Siliquastro) Cercis Siliquastrum-famiglia Fabaceae-(Leguminosa.)
  • P. Albero. della manna. (Frassino) Fraxinus ornus – famiglia Oleaceae. Conosciuto anche come Orniello.
  • P. Albero millenario. Detto anche, A. Gigante o Mammut. (Sequoia) Sequoia Gigantea. Famiglia Coniferae
  • P. Albero Insetticida. (Piretro) Tanacetum cinerariifolium. Famiglia Asteraceae.
  • P. Albero. del pane ( antocarpo) Antocarpus communis .fam. Moraceae
  • p. Albero dei tulipani– Liriodendron tulipifera – fam. Magnoliaceae
  • p. albero di acajou- Anacardium occidentale-fam. Anacardiaceae.
  • P. Albero -del tè – Camelia sinensis- fam. Theaceae.
  • P. Albero della forza e della grandezza (Quercia) famiglia delle Fagaceae
  • P. Albero. Della morte – il tasso ( Taxus baccata) fam Taxaceae
  •  p.- Albero dei fazzoletti – Davidia involucrata – fam.Davidaceae.
  • p. Albero del kapok- Ceiba pentandra. Fam.Bombacaceae- (lana vegetale x imbottiture)
  • p. albero – della china, chinino. Cinhona calisaya fam. Rubiaceae
  • P. Albero delle zucche- crescentia cujete- fam. Bignoniaceae
  • P. Albero della lacca -Rhus verniflua- fam. Anacardiaceae.
  • p. Albero della gomma.- Ficus elastica fam. Moraceae.
  • p. Albero del paradiso- Ailanto- Ailantus altissimo- fam. Simaroubaceae.
  • p. Albero dell’uva passa.- Hovenia dulcis- fam-Ramnaceae.
  • p. Albero dei salami- Kigelia pinnata . Fam. Bignoniaceae.
  •  P. Albero delle spugne naturali – Luffa-fam. Curcubitacee-Luffa acuntagula L. -roxb. Luffa. Aegyptiaca p. mill. Luffa operculataL. Cogn.
  • P. Albero della salute e della giovinezza: (così gli indigeni, in alcune località dell’Africa centrale lo chiamano,) il suo nome è ( Butyrospermum parkii.) famiglia Sapotaceae, dai suoi semi si ricava il burro di karitè, dalle molteplici funzioni in medicina e cosmesi.
  • P. Velenose: molto spesso sono piante anche ornamentali. Conosciute fin dall’antichità, per il loro alto contenuto di veleno.

In natura i veleni non ci provengono solo dal regno vegetale, ma anche il  regno minerale possiede i suoi veleni, come i metalli pesanti, piombo, mercurio, ecc. esalazioni e esposizioni a molte sostanze possono essere letali per l’uomo.

Anche il regno animale possiede  i suoi veleni, quelli più conosciuti e temuti ci provengono dai rettili, ma  molte altre specie di animali terresti e acquatici producono delle sostanze velenose, atte a potersi difendere dai nemici naturali o per la cattura delle loro prede.

Non tutti i veleni hanno lo stesso effetto su gli esseri viventi, e non tutti gli esseri viventi ne possono sopportare le stesse quantità.

Ogni sostanza è veleno e nessuna è perfettamente innocua; soltanto la dose ne determina la velenosità

Paracelso ( 1493-1541)

Non tutti gli individui possiedono lo stesso grado di tolleranza.

L’acido ossalico contenuto in molte verdure consumate abitualmente, in una certa quantità è veleno abbastanza pericoloso per l’uomo, tanti altri alimenti usati normalmente in cucina, come i condimenti piccanti, sostanze coloranti, aromatiche, spezie ecc. come zafferano, zenzero, curcuma, paprica, pepe, ecc. piante odorose come il levistico, il prezzemolo, (in special modo le radici) il sedano e tante altre.

Ci sono anche frutti e semi che in talune persone si rivelano pericolosi per le allergie che possono causare, non tutti possediamo lo stesso grado di tolleranza.

Anche negli animali e tra gli insetti ci sono delle sostanze velenose che loro sopportano relativamente bene, mentre per l’uomo sono letali.

Alcuni uccelli mangiano i frutti rossi del Tasso senza avere nessun danno, perché la parte rossa e carnosa è commestibile e il seme tossico viene eliminato con gli escrementi, le larve della Dorifera si nutrono tranquillamente delle foglie della belladonna senza avere nessun danno.

Anche le api nel loro girovagare  visitano fiori velenosi, il miele non è velenoso, solo perché visitano anche moltissimi altri fiori che non lo sono e la quantità di veleno risulta trascurabile, anche le lumache si cibano e sono in grado di sopportare vegetali velenosi, in questo caso è meglio non cucinarle subito, ma farle spurgare, dandogli da mangiare la crusca o  lasciandoli a riposo per qualche settimana.

Alcune ombrellifere sono mangiate dagli animali erbivori normalmente e le sopportano abbastanza bene , mentre per l’uomo sono pericolose anche solo per contatto.

Quercia
Quercia

Ci sono sostanze derivate dal piretro, le così dette piretrine, un insetticida naturale, molto tossico per contato sugli insetti, è innocuo invece nei confronti dell’uomo e degli animali a sangue caldo, per questo motivo sempre più adoperati in agricoltura e nelle disinfestazioni degli animali domestici, di siti di stoccaggio e conservazione di merci ecc. sostituendo così molto efficacemente l’uso del d. d. t, e di altri insetticidi di sintesi, che accumulandosi negli organismi viventi, hanno creato danni importanti all’ambiente naturale, rompendo fragili equilibri disposti dalla natura. Anche se alla scoperta e uso del d . d. t. gli esperti giurarono sull’innocuità di queste sostanze

Tramonto e alberi  di Monteferrante (Abruzzo)
Tramonto e alberi  di Monteferrante (Abruzzo)