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La Luna

L’influenza della luna

sull’agricoltura e le altre attività umane.

Il mondo contadino tra mito e realtà, ci ha tramandato delle tradizioni fino ai giorni nostri tutta una serie di attività, che si devono svolgere secondo le fasi lunari.

La Luna
La Luna

Una regola generale è: che tutto ciò che deve crescere e svilupparsi va fatto a luna crescente.

Tutto quello che deve arrestarsi per fine ciclo e morire, si deve fare a luna calate.

Quindi la semina, raccolto, lavorazione del vino in tutte le sue componenti, la cova delle uova, potare gli alberi, sapere il sesso dei nascituri, il ciclo della donna, che abbia o no possibilità di rimanere incinta e quanto tempo passa, per il parto, ecc.

Di sicuro si sa che la luna esercita una forte attrazione sulle acque terrestri, producendo le maree.

Scientificamente in agricoltura non ha avuto dei riscontri evidenti, però ognuno di noi è libero di crederci o non crederci, le grandi aziende agricole non ne tengono conto, non potrebbe essere altrimenti, anche per una questione di tempo ed organizzazione.

Fanno i lavori che man mano si presentano senza tener conto delle fasi lunari, ottenendo sempre risultati apprezzabili.

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Il Giappone e la cucina Giapponese

Curiosità il Giappone

La maggior parte delle persone ha conoscenza del Giappone solo per i loro prodotti, che ci hanno invaso a partire dagli anni 50 del secolo scorso con prodotti elettrici o elettronici ad esempio le radioline a transistor e tanti altri prodotti a basso costo.

Ora producono oggetti di alta tecnologia, così ci producono auto auto, macchine fotografiche e altre le apparecchiature elettroniche di vario genere, novità sempre all’avanguardia a livello mondiale.

Tutto questo ha portato al popolo Giapponese un benessere eccezionale.

In passato i giapponesi venivano accostati ai cinesi, forse per la  somiglianza fisica,  degli occhi in particolare in parte anche per la scrittura, che è di derivazione cinese, per il resto hanno molto poco in comune.

Io ad Osaka
Io ad Osaka

La scrittura giapponese è alquanto complicata, i giapponesi come tanti altri popoli, in passato non possedevano una scrittura, solo pochi popoli ne hanno inventata una, tutti gli altri l’hanno dovuta prendere in prestito.
Così anche i giapponesi, ne hanno presa una in prestito, hanno adottato la scrittura dalla vicina, colta e antica Cina. I cinesi possedevano una scrittura formata da ideogrammi ad ognuno di questi segni corrispondeva un significato.
Ad esempio il segno che rappresentava un uomo, si leggeva e significava uomo in tutte le lingue e i dialetti parlati nell’antica Cina. Data la vastità del paese che noi chiamiamo Cina, in esso si parlano tante lingue locali, con la scrittura ideografica erano e sono in grado di leggere e capire tutti, anche se le scritte sono prodotte da persone che parlano lingue diverse.

Riso cotto
Riso cotto

Succede così che di molti ideogrammi ci sono diverse pronunce e anche significati diversi.

Uno scolaro giapponese che inizia la scuola elementare, deve imparare e conoscere oltre che gli ideogrammi, detti kanji, anche i sistemi di scrittura sillabica, usati dai Giapponesi per le trascrizioni dei vari termini usati nella loro lingua.

I Kanji gli verranno insegnati un po per volta, perché il loro numero è enorme,. Solo per poter leggere il giornale se ne devono conoscere circa 2000, uno studioso giapponese non sempre li sa leggere tutti a memoria.

Avocado ne Tonno
Avocado e Tonno

Il sistema dei kanji mette in relazione il simbolo con la parola, quindi è più diretto, anche se più complesso visto che esiste un simbolo per ogni parola. Come già detto usano sistemi fonetici l’hiragana e il katakana, per la trascrizione dei kanjii ed adoperano anche l’alfabeto Romano detto (Romanji) per la trascrizione delle parole occidentali.

I due tipi di scrittura sillabica vengono usati per rendere i 50 suoni della lingua giapponese, sono di 46 segni ciascuna, che i giapponesi hanno ricavato modificando i kanji, il primo serve per unire gli ideogrammi (kanji) e completarli nelle varie pronunce, adattate alla lingua giapponese.

lavorazione dei filetti di pesce crudo
Lavorazione dei filetti di pesce crudo

Il katakana svolge le stesse funzioni dell’hiragana, ma si usa solo per trascrivere i nomi, i cognomi, di oggetti e cose nelle altre lingue straniere, in special modo quelli di origine americana, ma non che derivino dalla  lingua cinese.

Per ultimo c’è il romanji, che è l’alfabeto romano, usato per trascrivere in giapponese le parole delle varie lingue occidentali.

Anche per i numeri i Giapponesi usano sia quelli di origine cinese e sia quelli arabi, ma anche quelli originali giapponesi (fino al 10) che sono:

Giapponese  Cinese
1 hitotsu   1 ichi
2 futatsu   2 ni
3 mitsu     3 san
4 yottsu    4 yon o shi
5 itsutsu   5 go
6 muttsuz   6 roku
7 nanatsu   7 schichi o nana
8 yattsu    8 hachi
9 kokonotsu 9 ku o kyu
10 to       10 ju

Altri numeri

  • 100 – hyaku
  • 1.000 – sen
  • 10.000 – man

con questi numeri di base se ne puo comporre qualunque altro per esempio:

 11   => ju ichi oppure 
 5000 => go => 5 esen => 1000.

I numeri di origine cinese sono costruiti come i numeri romani.

Geograficamente il Giappone è formato da quattro isole maggiori e da tantissime isolette che si estendono da nord a sud, quindi possedendo anche i relativi climi.
Ad esempio la zona di Roma possiede più o meno lo stesso clima della zona di Osaka. La popolazione è di circa 120.000.000 di abitanti.

Nel passato ha subito l’influsso della cultura cinese. In seguito ha saputo aprirsi alla cultura occidentale, sapendola apprendere molto rapidamente, imparando tutto mettendosi così al passo e in alcuni casi superando, le culture di cui ha subito l’influenza.

Tutto questo il Giappone lo ha fatto, sapendo tuttavia tener vivo e conservando il ricordo del suo passato, usandolo come base, per potersi proiettare nel futuro, mettendosi così all’avanguardia a livello mondiale in tutti i campi.

Sushi al salmone
Sushi al salmone

La curiosità spontanea di tutti noi occidentali è: <<Che mentalità ha questo popolo? Come vive? >>

La cucina Giapponese

Nell’arte culinaria di questo popolo si intuisce il suo passato, la sua semplicità, il rispetto delle regole, dell’igiene, del modo di presentare i cibi, della disposizione dei fiori, della scelta degli ingredienti, del modo di usarli freschi e di saperli sapientemente conservare, la loro genuinità, la bontà del loro riso, la freschezza dei pesci adoperati ecc.

Centro tavola
Centro tavola

Il riso in Giappone è molto importante, è la base di partenza dei pasti, con i tanti usi e derivazioni che se ne fa, come da noi è il grano e i suoi derivati. Il riso cotto a vapore viene accompagnato da molti prodotti del mare, molti dei quali vengono usati e consumati crudi, accompagnati anche da altri ingredienti, come verdure, legumi, principalmente la soia e i suoi derivati e alcune varietà di fagioli.

Dal riso, dopo vari procedimenti, fermentazioni e relative lavorazioni,  si ricava una bevanda, il saké o vino di riso ed il mirin nella versione liquorosa e dolce, usato anche per marinare e rendere più delicate certe pietanze a base di pesce crudo. I condimenti più usati sono l’aceto di riso il pepe locale sansho, il rafano verde molto piccante wasabi, lo zenzero shoga, la salsa di soia koikuchi shoyu con aroma forte, usukuchi shoyu soia con aroma leggero, tamari shoyu soia forte densa e nera, usata per piatti cotti alla griglia.

Un altro condimento molto importante è il miso, anche esso un derivato dalla lavorazione della soia, quasi un formaggio molle, ne esistono di tante qualità e varietà, consistenza e colore, di diverse derivazioni, riso, frumento, con l’ausilio di diversi ceppi di lieviti selezionati e con l’aggiunta di sale. Molto usate sono anche le alghe, piante marine, utilizzate per molti usi: come concime, foraggi, sono molto importanti nell’alimentazione, contengono sodio, potassio iodico, bromo, e altre diverse sostanze benefiche e nutrizionali. Nell’alimentazione umana, quelle usate maggiormente in Giappone sono wakame, hiziki, kombu, arame, nori, kante, dulse. Si usano per il confezionamento di tanti piatti e pietanze tradizionali insieme ai legumi, cereali, funghi, nelle minestre di verdure.

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Le mie piante preferite

Il Mirto

Non ho dubbi, al primo posto c’è sicuramente la pianta del Mirto.

Il suo profumo mi ha sempre attratto, insieme alla sua bellezza, specie nel periodo in cui è in fiore.

Al mio paese, quando ero piccolo, ricordo quanto ammiravo questo piccolo alberello, per la sua resistenza e la sua forza, perché anche quando lo tagliavamo quasi del tutto, bastava un anno per divenire più rigoglioso di prima, questo succedeva anche quando scoppiavano gli incendi, cosa che accadeva abbastanza di frequente.

Un altro motivo sicuramente meno romantico e che è stato la fonte dei miei primi guadagni.

I rami e le foglie del Mirto venivano adoperati tutto l’anno, servivano per aromatizzare gli arrosti, in particolar modo la carne di maiale.

Nel periodo in cui le bacche maturavano ci mandavano a raccoglierle, pagandocele in base alla quantità e qualità raccolte visto che servivano anche per la preparazione del liquore di mirto.

Bacche di Mirto
Bacche di Mirto

Il Mirto usato fin dall’antichità, è simbolo di gloria, divino e amore, usato in medicina popolare, aromaterapia, fitocosmesi per liquori, pozioni, profumi e cucina.

Amato sia dai greci che dai romani, consacrato alla divinità dell’amore, Venere, questo arbusto per la sua bellezza e il profumo che emana, veniva offerto agli atleti vincitori di gare e anche ai poeti, i sui fiori bianchi profumati essendo simbolo di purezza e bellezza venivano usati per confezionare i mazzolini di fiori per le spose e come porta fortuna.

Il Mirto è diffuso in molte aree del mediterraneo, originario dell’Africa o dell’Asia. Bisogna notare tuttavia che anche nel continente Australiano si trovano il gran numero piante appartenenti alla famiglia delle Mirtacae.

Il Myrtus communis L. è l’unico arbusto spontaneo di questa famiglia (le Mirtaceae) che si trova in Europa, tuttavia, a me piace pensare, che la sua vera patria sia la Sardegna, perché con quest’isola ha un legame molto speciale. Fortemente in essa si identifica, possiede la sua stessa bellezza, stessa sincerità e grande forza nelle sue profonde radici, il Mirto ha l’orgoglio di appartenere a questa terra arida e scura, di una selvaggia e sincera bellezza, tanto da poterne essere la sua bandiera, entrambi lottano da sempre col vento e col fuoco.

Molto spesso il forte vento di maestrale, riesce a piegare questa piantina , facendole assumere delle posizioni buffe, lo stesso vento poi alimenta gli incendi, che porterà a bruciarla quasi completamente, non riuscendo mai a distruggerla, essendo ben radicata e ancorata al suolo, perché possiede antiche e profonde radici.

Identificazione e habitat.

Questo arbusto è un’importante componente della flora mediterranea, impregnando meravigliosamente l’aria col suo profumo, dalle vicine coste marine fino ad arrampicarsi sulle colline per abbellire il paesaggio coi suoi colori fino a 600 metri s. l. m. Questo arbusto è di facile identificazione.

L’arbusto del mirto normalmente può raggiungere l’altezza di 2-3 metri, ma in condizioni ideali, può raggiungere anche i 6 metri.

Il suo fusto è cespuglioso e molto ramificato, le foglie sono coriacee e lucenti, opposte 2 a 2 raramente a 3, lanceolate, di un bel verde scuro, sono provviste di glandole che contengono un olio essenziale dal profumo intenso, si possono vedere guardando le foglie in controluce, i fiori sono bianchi, bellissimi, peduncolati e solitari, sono saldati all’ascella delle foglie; questi fiori hanno 5 petali ed altrettanti sepali, gli stami sono numerosi e lunghi, stilo sporgente e ovario infero, il suo odore è aromatico e pepato, ha un sapore aspro, dolce e resinoso.

Dai fiore che diventeranno frutti, più precisamente bacche o coccole di mirto, che da verde diventeranno blu nerastre quando raggiungono la maturità. È una pianta che si presta bene ad essere potata in varie forme per giardino o recinzioni. Esiste una varietà “alba” con le bacche che da verde a maturità diventano bianche.

Come si coltiva

In estate si prelevano le talee e si fanno attecchire in vaso, per poi trapiantarle a dimora in primavera.

Oppure per seme, tenendo presente che ha un tempo di germinazione abbastanza breve e in più ci vogliono almeno quattro anni prima che entri in produzione.

Cucina e liquori

Il liquore del mirto ha una ricetta molto semplice.

Preparazione del liquore di Mirto
Preparazione del liquore di Mirto

 

Ingredienti:

  • alcool
  • acqua
  • zucchero e/o miele
  • bacche mature

Le bacche o coccole di mirto, hanno semi reniformi duri che danno un olio grasso.

Dalla polpa delle bacche che hanno raggiunto la completa maturità si può ricavare un mosto che contiene circa 12% di zuccheri, dalla fermentazione del mosto si può ricavare un alcole di buon gusto, di odore e sapore eccellente.

In Corsica si produce un liquore stomachico chiamato myrtei, ottenuto attraverso la macerazione delle bacche in alcool, il ricavato è distillato e si aggiunge acqua zucchero e limone, si filtra il tutto e si imbottiglia.

Infuso o tisana di bacche di Mirto

  • Acqua bollente
  • Mirto bacche
  • Zucchero o miele

Le bacche Si fanno bollire in acqua coperte per 5 minuti, si lasciano in infusione per 15 minuti, si filtra e si dolcifica.

Infuso di foglie o tè di Mirto.

Lasciare 25 g di foglie di mirto in un litro di acqua bollente per 20 minuti, filtrare, dolcificare con zucchero o miele, se se ne bevono due tazze al giorno, può aiutare a chi soffre di emorroidi.

In cucina le foglie di Mirto vengono utilizzate per la preparazione della cacciagione per la conservazione della carne del maiale. Le foglie bruciate servono per la fumigazione degli insaccati. Con i rami e foglie di mirto si possono aromatizzare la selvaggina di varie specie, tipo:

  • pillonis de taccula = (piccoli volatili)
  • porceddu = (maialino)
  • angioi = (agnello)
  • sriponi = (cinghiale)

Le foglie se vengono raccolte in estate, hanno più principi attivi.

I fiori vengono raccolti in primavera per estrarre l’essenza.

Per alleviare la tosse si può preparare uno sciroppo con foglie di mirto acqua e zucchero.

  •  70 g di foglie secche
  • 1 litro di acqua
  • 1 kg di zucchero

Lasciare a bagno le foglie per 6 ore coperte con un litro di acqua bollente, filtrare e far sciogliere lo zucchero a caldo, conservare in luogo fresco, un cucchiaio al bisogno.

Ricordiamo che è opportuno informare il prorpio medico prima di assumere derivati vegetali visto che possono anche interagire con i farmaci di sintesi dando reazioni insolite.

Profumi

Con la distillazione delle foglie di mirto, per corrente di vapore si ottiene un olio essenziale di colore chiaro, giallo, aranciato, l’odore aromatico di questa essenza è indefinibile, è solubile in 10 volumi di alcool ad 80°C.

Alcuni decenni fa, veniva prodotta “l’acqua degli angeli” che godeva di un certo prestigio; era semplicemente acqua distillata di foglie e fiori di mirto.

L’olio essenziale di mirto, contiene: mirtenolo, cineolo, geraniolo, linaiolo, canfene ed altre sostanze.

Grado di tossicità: atossico, non irrita e non causa sensibilizzazione.

L’olio essenziale di mirto è un liquido chiaro, giallo o aranciato, con profumo limpido e fresco, canforato, dolce, che ricorda quello dell’eucalipto.

Si armonizza bene in miscela con bergamotto, lavandino, lavanda, rosmarino, salvia sclarea, issopo, bay foglie, limetta, zenzero, chiodi di garofano, ed altri oli speziati.

Scheda descrittiva

  • Divisione: angiospermae
  • Ordine: myrtales
  • Classe: dicotyledones
  • Famiglia: mirtaceae
  • Nome Scientifico Mirtus communis L.
  • Nome Comune: mirto, murta

Spontaneo, selvatico

Droga: bacche, foglie, fiori.

Tempo balsamico: bacche o coccole, novembre / gennaio.

Foglie: Tutto l’anno, in estate è il miglior tempo balsamico.

Fiori: in primavera.

Principi attivi: tannino, olio essenziale, resina, acido citrico e malico, vitamina C

Azione farmaceutica: antisettico, astringente, uso esterno, uso interno

Impiego: alito, bagni, bronchite, raffreddore, e altro, secondo consiglio del medico.

Modo d’uso: decotti, olii, pomate, tisane, vino, liquori, elisir.

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Il sale e il suo uso in cucina

Il Sale usato in cucina.

Il Sale da cucina è composto al 99,9% da cloruro di sodio, vieni trattato e raffinato con un processo industriale,  perdendo così, quasi tutti gli oligo-elementi e le altre sostanze presenti invece nel sale marino Integrale.

peperoncino
peperoncino

Tutti gli alimenti contengono naturalmente una certa quantità di sale, più che sufficente al fabbisogno umano, quindi non sarebbe necessario aggiungere altro sale.

Il nostro gusto è stato alterato da cibi preparati per essere conservati a lungo, che necessitano per la conversazione di una certa quantità di sale, in media del 2,5-2,8 %, come salami e insaccati vari, prosciutti, guanciali ecc.

La stessa cosa succede ai derivati del latte, come i formaggi, che per essere conservati subiscono un processo di salatura e/o immersione in salamoia.

La stessa cosa avviene per la conservazione dei pesci, come acciughe e baccalà e così via.

Per la concia delle olive e dei capperi vengono preparate delle salamoie, di base acqua e sale, viene aggiunto per insaporire, tante salse a base di senape, pomodori, ketchup, peperoni e peperoncini piccanti, estratti di carni e dadi vegetali.

Anche i derivati da cereali e i molti prodotti da forno, come i cracker e le fette biscottate, il pane stesso, hanno una percentuale di sale che può variare dal 1% al 1,5%.

Anche nei dolci oltre allo zucchero o ad altri dolcificanti, si aggiunge sempre un pizzico di sale.

Tutti questi cibi sono straordinari e di nostro gusto, ma per non eccedere di questo antico conservante che è il sale si dovrebbe variare il più possibile le varietà dei cibi consumati, mettendo al primo posto le verdure.

Sarebbe meglio mangiare di tutto, ma in piccole quantità. Nei condimenti, per diminuire il quantitativo di sale, ci si può aiutare col limone, con l’agresto e le tante varietà di aceti, balsamici, normali, bianchi e neri, aromatizzati e non.

Si può anche aromatizzare il sale per condire, con aromi e spezie, mettendo in volume tanto sale e altrettanto erbe o spezie, come sale e origano, sale e basilico, ottimi per condire i pomodori; un ottimo trucchetto, così quando si mette un pizzico di sale, in realtà se ne mette solo la metà.

Il sale si può aromatizzare in tanti modi a seconda dei propri gusti personali. Si possono confezionare sali al peperoncino, il quale può essere miscelato con peperone dolce per ridurne la piccantezza.

Sono molto buoni  i sali confezionati con  le labiate, come il rosmarino, la salvia, la santoreggia, il basilico, il timo, la maggiorana, la lavanda, l’origano, sia separati sia miscelati insieme.

Anche le ombrellifere hanno le loro specie importanti  a tale scopo, con tante varietà, come il coriandolo, il comino, il finocchio, il prezzemolo, il cerfoglio ecc.

Piante odorose e di spezie
Piante odorose e di spezie

Si possono confezionare anche dei sali misti, pronti per  condire carni o pesci, alla griglia o al forno, piccanti e non, con l’aggiunta di aglio, cipolla, porro, qualche foglia di lauro,  foglie di mirto ecc.

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Informazioni Pizze Prepazioni

Le Pizze

  Le Pizze secondo me

Antonino e le pizze
Lavorazione delle pizze in montagna

Agli inizi degli anni ’60, del secolo scorso, le pizze rotonde classiche, napoletane, margherite, ecc, costavano £ 130 – 150 e alla fine degli anni ’60 £ 200 – 250.

La pasta della pizza era composta da questi ingredienti, farina doppio zero (00) o zero ( 0), con  piccole aggiunte di farina di grano duro o farine in grado di darle elasticità e forza, come la Manitoba ecc., lievito di birra, acqua,  sale e un po di strutto.

L’impasto doveva essere morbido ed elastico per facilitare la sua lavorazione e confezionamento, si usava pochissimo lievito per far si che potesse  lievitare lentamente, tenendo sempre presente il cambio delle stagioni, quindi la variazione della temperatura, importantissima ai fini della lievitazione.

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preparazione delle pizze in montagna

Con questo metodo, o ancora meglio col metodo della  lievitazione  acida naturale, così   facendo  l’impasto  poteva avere  tutto il tempo necessario per poter sviluppare tutti  quei profumi ed aromi, che al momento della cottura, impregnavano  l’aria e venivano captati da  molto lontano.

La pizza al momento della sua confezione veniva condita con lo strutto, in questo modo, si metteva lo strutto al di sotto degli ingredienti, infatti dopo aver steso la pasta nella classica forma rotonda, con un coltello a forma di spatola, si passava nella ciotola dello strutto, in questo modo veniva anche ammorbidito alla base velocemente e si spalmava sopra la pasta, creando un piccolo velo luccicante su cui venivano messi gli altri ingredienti, per esempio un bel cucchiaio di pomodoro e subito dopo la mozzarella tritata o a fette, poi gli altri ingredienti a secondo dei gusti personali o richiesta del cliente.

La pizza margherita
La pizza margherita

Io ricordo pizze straordinarie per profumo e per gusto, che oggi raramente riesco a trovare in commercio.

In quel periodo c’era stato  anche il cambio di gusto nella maggior  parte delle persone,   nella ricerca di cibi più leggeri,  per mantenersi sani e con una  linea perfetta,  chiedevano la pasta della pizza molto bassa, poi forse per merito o per colpa della pubblicità, che diceva che lo strutto era pesante, e faceva anche ingrassare, nel giro di pochi anni non venne quasi più adoperato.

La stessa fine fecce l’olio e. v. di oliva, sempre per merito della pubblicità che diceva, l’olio di semi è leggerissimo e non fa ingrassare, ma non un olio qualunque, ma l’olio di semi vari.

Oggi sapiamo che non è proprio così. La pizza anche se confezionata con un po’ di strutto, non è poi così pesante, intanto è un pasto completo, se si ha l’accortezza di evitare di metterci sopra qualunque ingrediente che si trova in commercio, in proporzioni non adeguate, tanto da diventare nauseante solo a guardarle, sicuramente non è dietetica, e non è una moda da seguire.

Gli ingredienti, forse non sono tutti genuini come una volta, quindi bisogna andarli a  cercare,  facendo  attenzione alle aziende  che li producono,  la loro provenienza è essenziale,  importante è  che gli ingredienti  siano  il frutto e la  lavorazione delle immediate vicinanze, perché molte volte non sono neanche prodotte in Italia, ma anche quando portano il nome Italiano è difficile  capire la provenienza di tutte le materie prime usate per il loro confezionamento.

I prodotti migliori sono quelli che si possono acquistare nelle immediate vicinanze, prodotti da agricoltura biologica,  quindi non hanno dovuto viaggiare per giorni, o conservati a lungo in frigoriferi.

Oggi la pizza la si può acquistare in tanti negozi diversi, ma 8 volte su 10 sono identiche sia per sapore e sia nel modo di confezionarla, sembrano confezionate  dalla stessa azienda e dalle stesse persone, con gli stessi ingredienti, una volta anche usando gli stessi ingredienti, nello stesso posto di lavoro si riusciva a capire, chi quel giorno aveva preparato l’impasto della pizza, oppure chi aveva condito gli ingredienti, per la sua preparazione, per esempio, la quantità di origano e di sale usato per condire il pomodoro ecc.

Per la preparazione dell’impasto, come per quello del pane è meglio usare l’acqua a temperatura ambiente o leggermente tiepida, tenendo sempre conto della stagione e della temperatura del posto in cui si deve operare.

La lievitazione è migliore se si fa avendo a disposizione almeno 3 o 4 ore di tempo prima dell’uso dell’impasto, con una temperatura dell’ambiente ottimale di circa 25-26°C, meno lievito  si usa meglio è.

All’impasto della pizza si aggiunge di solito un po di grasso, come lo strutto o olio e. v. di oliva, qualcuno usa anche il latte o il bianco delle uova montato a neve.  Io preferisco la pasta più semplice, al massimo con una piccolissima aggiunta di olio o di strutto.